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Poesia

Prima di volare via

Noi che dilatiamo il nostro petto
così incautamente, sciocchi,
confusi da clacson e nicotina.
Strilliamo il nostro affanno
a qualche vetro chiuso, a un’ombra
che non ha mai sputato sangue al tuono,
alla notte, all’oceano.
Noi che sogniamo soltanto
di diventare migliori
sbagliando i modi,
girando in tondo per trovare forse
la nostra ragione.
Basterebbe partecipare al funerale
del nostro strepitio,
basterebbe affacciarci alla finestra,
innamorarci di un’amarillide rossa,
ma richiede molta luce
e premure morbide.
Che resti almeno un nome
per le ore solitarie, prima di volare via.

Licheni

C’è un’inquietudine
e non è nel tuffarsi come un fiume
levigando la roccia; ha il germe del tormento,
la mancanza di speranza.
Ognuno afferma la propria esistenza
solo per frantumarsi in effimeri graffiti
raffiguranti carri armati
o fiori avvizziti come protesta.
E si cercano nuovi territori, strettamente legati
alla libertà di pensiero,
vivendo la dignità di figli della terra,
licheni che crescono sui sogni
per disintossicarci.

Il suo violino in soffitta

La bocca non è mai completa, è affamata
se c’è qualcosa da dire, da dare come dico,
come ho sussurrato o da mordere
durante il dolore; poi viene la tenerezza,
una pianura aperta, un fiume che ricorda
i tempi dell’agricoltura. Mollette da bucato, il sole.
E quando il mondo trascina giù ci si ricorda
che abbiamo avuto tanto; c’era mio padre
nelle corse selvatiche, un uomo silenzioso,
parlava solo con gli occhi, diceva tanto,
una casa aperta, il braccio allo straniero.
Il suo violino in soffitta.

La prova del vivere

Te lo dice il silenzio quando devi partire.
Come il vento alla schiena, ti spinge
ad andartene per vicoli stretti,
dove tutto sussurra e si deve conoscere.
Il mistero, l’amore, la prova del vivere,
dialogare con il dolore, abbracciando
il proprio corpo, le emozioni e le esperienze,
trovare il senso più profondo.
Il silenzio sussurra
come fosse al tuo fianco.

L’uomo intero

L’uomo intero riconosce il suo spirito.
Le ossa pagheranno il loro debito antico
ma la vita rigenera e riabilita,
ritornando al suo percorso.
Non siamo una cosa morta,
quando facciamo verità
senza farci sconti.
Il mondo
non è uno spazio di dominio.
Siamo un cammino
che da dentro germoglia
anche i sassi.
L’impronta di questa forza
la troviamo nella natura
che nulla in se stessa distrugge.
I rami secchi sono di quell’umanità
che ha riempito il mondo
di spazzatura,
non a caso è una figura che appare
nel momento più basso
di una relazione contro natura
come la guerra, o il ciarlare del possesso,
è ragioniera di un credito
che nessuno ha mai contratto.

Pittura di Alex Russell Flint

Gli inverni dell’ego

Stanno scompigliando le reti delle loro routine,
eppure si limitano alla ripetizione del gesto
che non germoglia: l’amore non si stipa
nella taverna dell’io, l’amore viene donato.
L’abitudine è la nebbia dell’entusiasmo,
mentre la vita preme addosso
un palmo
senza ossigeno.
È il lato oscuro della pietà popolare,
un certo affanno che pone ai margini la società,
con quella sorta di cecità che non gemma.

Si dovrebbe innervare la logica del dono di sé,
la vera relazione si fonda sul passaggio
dell’io e del tu in un nodo di una rete più ampia.

Non il freddo
che separa-scartando. Non gli inverni dell’ego.
La coscienza è l’osservatore consapevole.

Pittura di Alex Russell Flint

Mio caro, sei diventato un fatto

Sei sempre un altro e sempre lo stesso,
nemmeno rivolgi la parola,
ti apri, ti chiudi: mi ricordi un ombrello.
Artigiano del freddo,
il tuo volto è un luogo senza finestre,
i tuoi profili si ripetono nelle pietre,
nelle lenti d’acqua,
nel primo sogno che un bambino non racconta.
Poi ti vedo cambiare,
come luce filtrata dalle tende,
sei tu, radice che ascolta,
il cangiante archetipare:
chi crea la propria origine mentre si abbandona.
Sei la fine, l’inizio, il sonno dei papaveri,
e il loro risveglio,
come la prima esplosione del sole,
che nessuno sa descrivere
sottovoce, in un orecchio.

Come dettaglio

Per quanto la vita avrà respiro
disciolta dalla propria immagine
quando lo stesso Dio
sembra una nota volata via
dalla sua difforme partitura.
Per quanto ancora la follia
sarà naufragare o perdersi
o farsi male solo per esistere
come dettaglio
fuori da uno sciame
di meteore accasciante.