Gli inverni dell’ego

Stanno scompigliando le reti delle loro routine,
eppure si limitano alla ripetizione del gesto
che non germoglia: l’amore non si stipa
nella taverna dell’io, l’amore viene donato.
L’abitudine è la nebbia dell’entusiasmo,
mentre la vita preme addosso
un palmo
senza ossigeno.
È il lato oscuro della pietà popolare,
un certo affanno che pone ai margini la società,
con quella sorta di cecità che non gemma.

Si dovrebbe innervare la logica del dono di sé,
la vera relazione si fonda sul passaggio
dell’io e del tu in un nodo di una rete più ampia.

Non il freddo
che separa-scartando. Non gli inverni dell’ego.
La coscienza è l’osservatore consapevole.

Pittura di Alex Russell Flint


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3 pensieri su “Gli inverni dell’ego

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